Non solo Pomigliano e Jazz, come cresce il Festival

Non solo Pomigliano e Jazz, come cresce il Festival

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Foto di Chiara Marra

Sedici giorni di eventi, spettacoli, mostre, musica, jazz e percorsi enogastromici, dal 29 agosto al 13 settembre.
Il Pomigliano Jazz diventa sempre più grande e si riconferma come un appuntamento che non delude. Gli eventi sono tanti e i nomi importantissimi. Si va da Raja a Coleman, passando per Tullio De Piscopo fino ad arrivare a Goran Bregovic e la sua Wedding & Funeral Band.

Un parterre di tutto rispetto per una delle manifestazioni che da sempre affascina e rende affascinante il nostro territorio, coprendo gran parte della regione : Ottaviano, Cimitile, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia, Casoria, Somma Vesuviana, Avella, Pomigliano D’Arco, fino al Vesuvio.
Se, spesso, i concerti si fanno all’ombra del gigante famoso in tutto il mondo, da un paio di anni, il Pomigliano Jazz sfida tutto e decide di offrire uno spettacolo alle sue pendici. Musica, panorama e suggestioni. Quest’anno, il tramonto a 1300 metri di altezza è stato accompagnato dalla voce di Maria Pia De Vito con la tromba di Enrico Rava la chitarra di Roberto Taufic.
Da Festival gratuito, ampliandosi l’offerta, ora diventa, per alcuni spettacoli, a pagamento. I prezzi vanno dai 15 ai 25 euro.

C’è chi era più affezionato alla rassegna originaria. Chi come me ricorda cosa diventava Pomigliano, città delle fabbriche, quando ospitava i più grandi artisti internzionali. Crocevia di esperienze e di persone che raggiungevano una cittadina di provincia da ogni dove. Sarà che io a Pomigliano ci abito da sempre e so che per la città era un momento importante. Ma il fatto che ora abbracci un territorio così ampio non dispiace.
Si cresce e ci si allontana da casa. Ma chi se lo hai scritto nel nome.

Il Pomigliano Jazz, da quando ne ho memoria, è sempre stato diverso dalle altre rassegne in giro per la provincia e per la regione. Era importante! Era un evento internazionale. Pomigliano accoglieva persone che provenivano dappertutto. Riconoscibile all’estero, riconosciuto dal 2008 come membro del di I-Jazz che mette insieme i più ambiziosi festival jazz italiani.
Per questo il fatto che ora abbracci un territorio così ampio è da guardare con interesse. E’ un momento di scoperta non solo musicale.

Si fa interagire la proposta musicale con la rivalutazione del territorio. Luoghi,spesso associati a situazioni totalmente diverse, fanno da palcoscenico ad artisti internazionali. Casoria, con il suo “Parco delle Arti” che ospita arte moderna , “Il palazzo rinascimentale” di Avella, che risale all’anno 1000, ” Le Basiliche Paleocristiane e L’acquarium” di Cimitile. Sono solo alcuni dei siti archeologici che fanno da scenografia viva alla rassegna.

Il Jazz riesce a riscattare luoghi che a volte vengono dimenticati. Artisti internazionali accendono i riflettori della loro musica tra scavi romani.
La musica, in questo caso il Jazz, ci fa riapprezzare chi siamo. Ci avvicina alle nostre origini. Ci fa comprendere che la diversità delle storie è fondamentale per comprendere la nostra.
Quale migliore chiusura, allora, quella affidata a Goran Bregovich, che, della commistione di culture, balcaniche e gitane, ne fa, da sempre, la sua bandiera.
Ed allora, inseguiamo il jazz in queste settimane. Ma non ci stanchiamo troppo che, alla fine, bisognerà danzare al grido di “Juris” (all’attacco!).

Chiara Arcone

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