La burocrazia russa, mamma del Carmine

La burocrazia russa, mamma del Carmine

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"Papà, c'è la nonna" "Dille di venire alla fine del mese"

Dal nostro inviato a Mosca:

«Io come un lupo/divorerei/il burocratismo.» Vladimir Majakovskij in modo molto lapidario così descriveva quel sentimento diffuso verso le procedure amministrative e le quotidiane piccole e continue torture degli uffici e delle scartoffie: siamo nel 1929, 12 anni dopo la rivoluzione d’Ottobre, ma la burocrazia sembrava voler perseguitare la Russia, con il suo fascino viscido e discreto.

Una costante della Russia contemporanea è questo rapporto morboso verso carte, cartuscelle, moduli, ankety, domande, mail ufficiali (eh, ce sta pure chest, la mail ufficiale). Un’emancipazione della servitù della gleba, tre rivoluzioni, il crollo dell’impero zarista, due guerre mondiali, la perestrojka, la caduta dell’Unione sovietica, casini, burdelli e altro, ma l’amore verso i timbri, il sadismo delle file agli sportelli, la grigia e comoda ostilità ovattata dell’amministrazione permea tutti i pori della vita non solo statale della gente qui. E anche di chi è emigrato, come me, perché bisogna rinnovare i visti, i permessi di lavoro e tutto ‘o resto.

I decisi “no”, “non si può”, possono essere ammorbiditi, a costo di grande pacienza, supercazzole degne del miglior Tognazzi, sceneggiate, imprecazioni, jastemme e tentativi di apparamento. Ma quanta fatica! Questo limita, e di molto, anche le possibilità che la Russia ha come meta di viaggio o di lavoro, perché tra uffici, dipartimenti, bolli, visti e assicurazioni ci vuole tempo e tanta buona volontà: nel caso dei visti turistici, è un vero affare, corroborato anche dal fatto che per viaggiare nel territorio UE serve un visto Schengen. Nel caso invece di venire qua per studiare o lavorare, il problema non sono tanto le ambasciate, ma le direzioni del personale. Chi scrive, da ateo, ogni volta si fa dieci segni della croce prima di entrare in “quell’ufficio”, perché non si capisce niente: quel che è vero il lunedì non vale più ‘o miercurì, il documento fondamentale da avere entro il 10 a finale non serve, mentre invece era necessaria la ricevuta tot…

E la cosa bella è che dovremmo essere abituati, da cittadini italiani, alle indecisioni, alle opacità, alle inefficienze burocratiche: una volta, per dirne una, mi hanno perso il rinvio militare, con telefonata minacciosa del distretto di spedirmi a Santa Maria, ‘o carcere militare, ma poi, quando mi sono presentato con la fotocopia della domanda di rinvio e la ricevuta, scena muta. Eppure il livello di abiezione della burocrazia moscovita riesce a superare qualsiasi ufficio dell’INPS, qualsiasi segreteria di facoltà, qualunque scrivania italica. Insomma, tengono fede a ciò che scriveva un noto scrittore dell’Ottocento, Michail Saltykov-Ščedrin, su come il potere debba tenere il popolo russo in un costante stato di stupore.

«Vadano/con le madri/a tutti i diavoli/tutte le carte», continuava poi Majakovskij. Purtroppo però le cartuscelle resistono, e adesso vi lascio, vado a scrivere questa sfaccimma di mail ufficiale.

Giovanni Savino

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