Nel mio articolo precedente ho voluto un po’ prendere in giro le abitudini dei non fotografi, chiamiamoli così, ovvero tutta quella massa di personaggi che a un certo punto si sono trovati a disposizione uno strumento atto a scattare foto, e ne hanno fatto l’uso che tutti vediamo quotidianamente.

Stavolta mi rivolgo, con meno acrimonia e scherno ma non senza ironia e vena critica, agli appassionati di fotografia, sia a quelli, che chiameremo i “Veri Appassionati”, che hanno una visione fin troppo chiara e precisa della strumentazione a disposizione, conoscono il nome di battesimo del progettista delle lenti che usano (anche se è shintoista…), hanno montato tutti gli accessori (ma proprio tutti) alla loro fotocamera, anche se sono di impaccio più che di aiuto, e girano con tremila euro di attrezzatura per cercare di emulare i Grandi Fotografi scattando alla sagra di paese… sia agli altri, gli appassionati e basta, che semplicemente approfittano di ogni occasione che gli si presenti per scattare qualche foto e provare a crescere come esperienza e capacità tecnica.

Non me ne abbiano a male, i Veri Appassionati di Fotografia, quando li incontro e li ascolto con una rassegnata indulgenza nel momento in cui mi raccontano delle caratteristiche della loro fotocamera e di quanto è migliorata rispetto alla versione precedente, e di come riescono a inviare le foto scattate mentre continuano le riprese e nel frattempo la fotocamera magari gli comunica anche la quota nonché la latitudine e longitudine (il caffè purtroppo non lo fanno ancora…); non me ne abbiano a male quando guardo altrove mentre li sento parlare dei loro obiettivi spettacolari, rigorosamente originali Canon o Nikon stabilizzati, della serie professionale, e delle caratteristiche di sfocato e magari della resa ai bordi estremi quando vediamo le foto al 100% sullo schermo del PC. Non è né invidia né disinteresse, ma, parliamoci chiaro, mi sembra di sentire un ateo che ha appena scoperto che esiste il culto della Madonna e come ci crede lui adesso non ci può credere nessuno, oppure del tipo che, troppo a lungo scapolo impenitente, si sposi e abbia un figlio quando nemmeno più ci credeva e finisce per parlare solo del suo pargolo come se fosse l’unico bambino esistente al mondo.

Fortunatamente, esistono tante altre persone al mondo, e quelle persone mi comunicano una certa dose di fiducia nell’avvenire della fotografia. Persone che vanno avanti scattando con obiettivi scassati che mettono a fuoco solo se aiutati un po’, perché non possono permettersi altro, e riescono cionondimeno a produrre delle immagini che restano impresse. Persone che non hanno bisogno di postprodurre tutto applicando vignettature e sfocature selettive, o effettacci da iPhone, per riuscire a comunicare quello che hanno visto, e che spesso si vedono sopraffatti dagli altri, I Veri Appassionati, perché questi ultimi si spacciano per Veri fotografi, hanno siti da far impallidire quello di Salgado, ma nella sostanza non fanno altro che produrre una interminabile e, se devo dirla tutta, indigeribile serie di Belle Foto.

Eh sì, le “belle foto” ritornano, sono quasi una condanna… ma ne parleremo in maniera più estesa prossimamente, quando gli ardori vacanzieri non saranno che un ricordo (fotografato in qualche modo, immagino…) lontano.

Il problema della capacità di investire in fotografia, per un appassionato, è vecchio come la fotografia stessa. Certo, molti anni fa non esistevano le fotocamere “di mezzo”: o si comprava quella con cui non si poteva interagire quasi in alcun modo, o non aveva alcun tipo di modularità, e quindi si facevano giusto le foto ricordo (e la pellicola veniva in soccorso in caso di errori grossolani), oppure si spendeva molto di più – ma in proporzione nemmeno tanto, rispetto ad ora – e si comprava una fotocamera professionale (ovvero una più o meno modulare e sicuramente con maggiori possibilità di intervento). Ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora, ma non è cambiato l’approccio del consumatore. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, se all’epoca non si avevano le giuste nozioni di base le foto sarebbero venute male anche spendendo l’equivalente di un’utilitaria. Questo perché la fotocamera non veniva in soccorso in alcun modo, anzi, più si saliva di livello, ovvero più si spendeva pensando di comprare uno strumento migliore perché “professionale”, e più la fotocamera rifiutava di collaborare, delegando quasi tutta la responsabilità al fotografo, esperto o meno che fosse.

All’epoca, ma sto parlando di meno di vent’anni fa, era tipico il caso del Vero Appassionato che spendeva l’equivalente di 4000 euro di materiale per poi fotografare in vacanza con la compatta, oppure acquistava l’ammiraglia di turno, spendendo anche di più, e usandola con un obiettivo da 100 euro che sarebbe stato appena sufficiente per l’amatore che si avvicinava da inesperto alla fotografia… Non credo che le cose nel frattempo siano cambiate di molto, semplicemente le fotocamere sono riuscite a venire incontro al pubblico permettendo, come ho già scritto in precedenza, anche al più idiota di riuscire quanto meno ad avere una foto utilizzabile.

Adesso mi rivolgo a voi, appassionati (non a quelli Veri, eh…).

Come fare per riuscire ad ottenere il meglio dalla strumentazione che abbiamo a disposizione, per quanto acciaccata e rimediata che sia? In cosa investire, eventualmente, pensando di andare in viaggio con l’idea di riuscire a tornare con delle foto ben riuscite (non scrivo “belle” per non prendermi a morsi da solo…), che magari, si spera, possano essere parte di un lavoro fotografico ragionato, e non solo una varia accozzaglia di Belle Foto da mostrare, tronfi, sui social network?

La risposta suonerà un po’ come un anti climax: quasi mi duole scriverlo, ma non esiste una spesa sufficientemente valida in attrezzatura, obiettivi, flash, cavalletti e telecomandi che possa migliorare il vostro modo di scattare fotografie, a meno che non abbiate già un’idea ben precisa di quello che state per andare a fare e come farlo.

La spesa migliore, l’accessorio migliore su cui potete contare, miei piccoli lettori appassionati e non, è un investimento in… cultura.

Non parlo di corsi di fotografia (e qui mi tiro da solo la zappa sui piedi, da docente di un corso privato, ma questo lo dico sempre anche ai miei allievi…), né di workshop o altro, che pure hanno un loro perché. La cultura di cui parlo è un insieme di esperienze che prescindono dalla fotografia, e in gran parte anche dalle arti visive in genere. E’ più utile conoscere le lingue, se si vuole fotografare bene, piuttosto che conoscere a menadito tutti gli obiettivi sfornati da un determinato produttore, perché entrare in contatto direttamente con persone di altre nazioni e continenti allarga la nostra visione più di un grandangolare. E’ importante conoscere la Storia, e anche la Geografia, per tacere di quella Astronomica, per sapere quali luoghi sono importanti e perché, e quando saranno investiti dalla luce migliore. E sicuramente è molto più utile conoscere, e aggiungo amare, la Storia dell’Arte, piuttosto che voler sviscerare le possibilità di fotoritocco di Photoshop, o di altri programmi simili, per cercare di rimediare a posteriori agli errori che, con un po’ di cultura in più, avremmo facilmente evitato.

(continua)

Gianfranco Irlanda

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

NO COMMENTS

Leave a Reply