Quando Napoli diventò la musa dei Genesis

Quando Napoli diventò la musa dei Genesis

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Foto di Riccardo Francesconi https://www.flickr.com/photos/wallace39/

Peter, Phil e Steve alla fine erano crollati, stanchi e soddisfatti per la giornata a dir poco intensa. Avevano portato l’entusiasmo e il talento dei loro vent’anni sul palco del teatro Mediterraneo, un posto bellissimo per suonare, a Fuorigrotta. Addirittura 2 concerti, uno pomeridiano ed uno serale. Adoravano l’Italia e ne erano ricambiati. Poi Napoli, intensa e misteriosa, colorata e ombrosa, antica e moderna: ambientazione ideale per la loro musica. Non fosse bastata l’energia sprecata sul palco, i tre ne avevano approfittato per un salto all’Edenlandia dove, tra montagne russe, ragazze e birre, avevano passato una splendida giornata. Mike e Tony avevano preferito evitare il parco giochi. I due erano l’anima razionale e apparentemente tranquilla del gruppo, ma adesso, mentre gli altri dormivano, non riuscivano a prendere sonno.

L’hotel Domitiana, dove alloggiavano, non offriva molto: camere spartane, niente frigobar, zona periferica… il portiere notturno era riuscito però a procurargli un paio di birre, consigliando ai due eccentrici ragazzi inglesi di accontentarsi della terrazza dell’albergo. Erano quasi le tre di notte, l’albergo era deserto e silenzioso, ma Mike e Tony erano ancora eccitati e carichi dell’adrenalina che il palco, la musica, la città, gli ammiratori gli avevano regalato. Salirono le scale strette che portavano alla terrazza in un’atmosfera magica e misteriosa. Alla fine si trovarono di fronte una brutta porta in alluminio. Forse non era stata una buona idea! Si guardarono perplessi, valutarono la possibilità di tornare in camera. Poi pensarono a Phil che russava, alle scarpe di gomma di Steve e decisero…

Fu Tony ad afferrare la maniglia, girarla ed aprire la porta. Il loro fiato si fermò per un attimo. In quel momento era nata “Watcher of the skies”. Stesi sulla terrazza, lo sguardo in alto, il cielo stellato di aprile, birre e sigarette, ogni tanto un rumore lontano, un colpo di vento leggero… poi, guardando in basso, i colori, i rumori, la folla, il traffico della giornata avevano ceduto il posto ad un paesaggio irreale: Viale Kennedy, il parco di divertimenti, gli strani edifici del periodo fascista, gli altri in costruzione, intervallati da spazi ancora verdi, liberi, vuoti.

La Napoli, solitamente vivace e caotica, apparve ai loro occhi deserta e quasi spettrale. Si sentirono in volo, sollevati sulla città, come alieni che dall’alto guardavano per la prima volta quei luoghi, ammirando i resti di un pianeta un tempo abitato e ora privo di vita. Ripensarono a quel romanzo di fantascienza che gli aveva prestato Peter: l’estinzione del genere umano vista dagli alieni, paesaggi notturni, una terra, un tempo bellissima, distrutta e abbandonata. Sotto di loro una Napoli diversa da quelle delle cartoline, ma ugualmente affascinante e suggestiva, stava dando vita ad un nuovo capolavoro. Il brano nacque in pochi minuti. Era quel luogo che stava scrivendo musica e parole, loro stavano solo ascoltando e annotando. Al resto avrebbe pensato la voce di Peter.
Napoli, Fuorigrotta, aprile 1972
Qualche mese dopo, quella canzone apriva “Foxtrot”, il nuovo album di quei 5 ragazzi inglesi. Probabilmente il migliore Album dei Genesis ( per chi non lo avesse capito i protagonisti della nostra storia sono proprio loro), nonché uno degli LP più importanti della storia del rock.
Da una intervista a Tony Banks:” Mike and I wrote the lines to “Watcher Of The Skies” in Naples at the back of a hotel, staring out over this landscape. It was totally deserted. It was incredible. We had the idea of an alien coming down to the planet and seeing this world where obviously there had once been life and yet there was not one human being to be seen.”

Abacuc Pisacane

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