Al Gay Pride con la mia famiglia tradizionale

Al Gay Pride con la mia famiglia tradizionale

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Foto di Paolo De Luca

Ho una bellissima famiglia tradizionale: una moglie e due figli, un maschio e una femmina.

Ho un lavoro come tutti i padri di famiglia tradizionale, mia moglie lavora saltuariamente e si occupa della casa come tutte le madri di famiglia tradizionale, il mio tradizionalissimo figlio va in un asilo tradizionale e la piccolina rimane a casa con la mamma.
La domenica come da tradizione faccio il ragù e mia moglie fa il dolce, quelle rare volte che usciamo i nonni ci tengono i bambini o se usciamo con i bambini andiamo a mangiare la tradizionalissima pizza. Visti da fuori sembriamo i Robinson ma più bianchi, la famiglia del Mulino Bianco che si prepara le merendine da sola, volendo anche i Simpson ma più napoletani… Insomma siamo una famiglia tradizionale.

Oggi la mia bellissima famiglia tradizionale ha marciato lungo Via Toledo al ritmo della Cuccacurini, di Sabrina Salerno e di altri grandi capolavori proposti dall’accurata selezione dei carri del Gay Pride, Da quello che ho visto non eravamo l’unica, e mi sembra anche ovvio.

Ovvio perché penso che chi conosca la gioia e il piacere della famiglia, a meno che non viva nell’egoismo più bieco, voglia che chiunque possa vivere quel piacere. Ovvio perché chi sa che mettere in piedi una famiglia significa dare il modello sociale alle nuove generazioni, sa che mettere su famiglia è una responsabilità forte che necessariamente ti fa crescere e mettere in discussione tutto, e che questa responsabilità è una crescita di tutta la collettività. Insomma più famiglie sono un bene per tutti.

Per me, e credo anche per mia moglie visto che  stata lei che mi ha chiesto di andare a manifestare oggi, è assolutamente impensabile che due persone che si amano non possano avere i nostri stessi diritti e soprattutto non debbano avere i nostri stessi doveri.

Così come trovo assurdo che con la quantità di bambini nel mondo che ha bisogno di una famiglia non si permetta, seguendo gli stessi severissimi criteri che si usano per le coppie etero, di adottare un bambino. Mi auguro che non sia perchè molti pensando alle adozioni gay si immaginano  Solange e Platinette che cantano YMCA per far addormentare il bambino.

Allora qual è il problema?
Morale cattolica? Pregiudizio? Veramente crediamo sia meglio che un bambino cresca in un istituto, in un orfanotrofio o chissà dove piuttosto che vivere con due uomini o due donne?

Personalmente l’unico rischio che vedo è che il bambino possa crescere con un’idea di amore più ampia di quella con cui siamo cresciuti e alle volte l’apertura mentale spaventa più di ogni altra cosa, poi vedo gli stessi pericoli e rischi di una coppia di genitori etero.

Oggi ero al gay pride perchè un giorno uno dei miei figli potrà essere gay, non so come la prenderò e come reagirò magari proverò a farlo guarire come nella canzone di Povia, so solo che soffrirei moltissimo nel vedergli negato il diritto di farsi una famiglia.

Paolo “Sindaco” Russo

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